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   News 2015
 




 

Una settimana di immersione totale nelle Alpi Apuane: si è conclusa la visita dei Valutatori inviati dalla Rete mondiale
One week of full immersion in the Apuan Alps with two Evaluators designated by the Global Geoparks Network: their visit ended yesterday

Al termine del quarto anno di partecipazione alla Rete mondiale dei Geoparchi è giunto il momento del tagliando di verifica per il Parco Regionale delle Alpi Apuane. Si tratta di una procedura ordinaria, a cui sono sottoposti ciclicamente tutti i membri della Rete, per consentire l’espressione di un giudizio corretto sulle iniziative messe in campo e sui miglioramenti organizzativi raggiunti. Dunque, un modo concreto di valutare, fatto di incontri diretti e di riscontri tangibili, dopo aver percorso in lungo e in largo tutta l’area protetta, seguendo un approccio pragmatico e di prima mano.
Nel meeting primaverile di Parigi, presso la sede centrale dell’Unesco, la EGN-GGN ha individuato i due Valutatori per le Alpi Apuane. La regola vuole che siano diversi da quelli di quattro anni fa e di

nazionalità differente tra di loro (ovviamente non italiana). Questa volta a farci visita è toccato ad un gallese e ad un giapponese, dopo aver studiato attentamente la copiosa documentazione a loro inviata, tra cui le schede di autovalutazione e le relazioni su quanto fatto nel quadriennio.
Da lunedì 15 a venerdì 19 giugno i due Valutatori sono stati nostri ospiti e hanno potuto partecipare a visite ed escursioni. Non sono mancati gli incontri con le “persone”, sia con amministratori del Parco e degli enti locali, sia con i diversi attori pubblici e privati a cui si devono le attività fondamentali del Geoparco. La classica audizione con gli stakeholder si è svolta martedì pomeriggio e ha dato luogo ad un dibattito quanto mai interessante perché valorizzato da posizioni e considerazioni tra di loro articolate. Differenze di vedute emergono naturalmente quando si è costretti a trarre un bilancio tra le aspettative iniziali e i risultati offerti dalla partecipazione alla Rete dei Geoparchi. Ad ogni modo, sono stati di gran lunga prevalenti gli interventi di coloro che hanno visto il bicchiere mezzo pieno e forse di più.
La visita – preventivamente concordata con i due Valutatori – ha passato in rassegna le principali attività e strutture esistenti nel territorio delle Alpi Apuane. Dalla Geopark Farm di Bosa di Careggine, con il suo concentrato di servizi ed iniziative agricolo-naturalistico-didattiche, fino alla fruizione delle opportunità geoturistiche del Corchia Underground System di Levigliani di Stazzema. Nel ricco programma svolto non potevano mancare nuove e recenti offerte di documentazione e valorizzazione territoriale (ApuanGeoLab di Equi Terme, percorso attrezzato delle “Marmitte dei Giganti” del M. Sumbra, ecc.), a fianco di strutture e proposte territoriali ormai consolidate (Orto Botanico di Piano della Fioba, Area archeomineraria della Pieve della Cappella, ecc.).
Intervallati ad incontri ed itinerari di fruizione guidata, si sono tenuti diversi eventi di degustazione di piatti e prodotti della tradizione eno-gastronomica diversamente diffusa nelle varie aree culturali delle Alpi Apuane. Questa particolare proposta di lettura della qualità del territorio non si è svolta unicamente presso ristoranti o altre strutture certificati dal Parco. In effetti, una specifica iniziativa – estratta dal programma 2015 di “Cibiamoci di Parco” – ha avuto luogo presso la Geopark Farm di Bosa di Careggine, con proposte innovative di utilizzo in cucina di prodotti locali di qualità biologica.
Quasi al termine della visita, è stato offerto un momento di suggestione particolare nella splendida cornice di cime che fa da ali al Monte Forato. Con piacevole sorpresa, i due Valutatori hanno partecipato, come ospiti d’onore, al concerto di aree pucciniane che apriva la 18.ma edizione del Festival “Solstizio d’Estate”, dopo aver preso parte alla cena popolare per le strade di Volegno di Stazzema.

Antonio Bartelletti 

(20 giugno 2015)


Da miniere e minerali nuovi stimoli per promuovere il patrimonio geologico in Alta Versilia
New ideas originate from mines and minerals to promote the geological heritage in Alta Versilia

Il Comune di Stazzema ha puntato forte sulla 7a Giornata Nazionale delle Miniere, proponendo un programma ben condito di convegni sul patrimonio archeominerario, mostre di minerali rari dell’area ed escursioni a siti minerari dismessi. Molti enti ed associazioni hanno aderito a questa prima edizione versiliese di un evento nazionale che l’ISPRA è riuscita a concentrare nelle giornate di sabato 30 e domenica 31 maggio 2015 in ben 47 diverse località italiane. Anche il Parco delle Alpi Apuane ha voluto recare il proprio contributo e lo ha fatto con un sostegno organizzativo tangibile al programma stazzemese, a dimostrazione di quanta importanza riponga nella conservazione e valorizzazione degli ex siti minerari compresi nel proprio territorio, soprattutto distribuiti nell’area dell’Alta Versilia.
Di tutto il programma – stilato dai consiglieri comunali Olobardi e Tovani – particolare rilievo ha assunto il Convegno sul “Patrimonio archeominerario versiliese”, 

tenutosi presso l’albergo “Raffaello” di Levigliani nel pomeriggio di sabato scorso.
Ancora una volta, la relazione introduttiva di Cristian Biagioni ha aggiornato un quadro in rapidissimo divenire sulle nuove scoperte mineralogiche soprattutto nei siti minerari dell’Alta Versilia. Meno di due anni fa, durante un analogo incontro, lo stesso relatore ricordava le 25 nuove specie rinvenute nelle Apuane dal 1852 ad oggi, con un impennata clamorosa nelle scoperte a partire dagli anni 90 dello scorso secolo. Ad oggi, altre 5 nuove specie mineralogiche si sono aggiunte al report del 2013, portando così il totale provvisorio a 30, anche perché ulteriori acquisizioni si profilano all’orizzonte. Va inoltre detto che, di queste nuove specie, ancora 14 risultano esclusive di località tipo delle Alpi Apuane in cui sono state scoperte. 
I nomi delle “new entries” sono al solito curiosi e talvolta non particolarmente facili e musicali all’ascolto. Fa piacere comunque che una di queste emergenze mineralogiche – chiamata andreadiniite – sia stata dedicata proprio ad Andrea Dini, un valente e giovane studioso dell’Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR di Pisa, che in passato ha collaborato anche con il Parco.
A parere di Cristian Biagioni, la ricchezza minerale delle Apuane non va stimata soltanto con le esclusività mondiali, ma pure con la geodiversità mineralogica presente nello stesso territorio. In effetti, degno di nota è pure il numero complessivo delle specie qui presenti – oggi quantificato in 275 – e soprattutto le diverse mineralizzazioni rinvenibili in vari siti minerari. Negli ultimi tempi – ad esempio – presso l’ex Miniera di Monte Arsiccio, vicino a S. Anna di Stazzema, hanno destato un interesse internazionale proprio le mineralizzazioni a tallio, mercurio ed arsenico, entro cui – tra l’altro – sono stati rinvenuti alcuni solfosali esclusivi. Questo cantiere minerario, quasi trascurato in passato dagli studi di mineralogia, è balzato improvvisamente agli onori della cronaca, dimostrandosi un potenziale geosito mineralogico di valore globale. Sulla scia di queste ricerche di base è stato possibile anche scoprire l’alto tasso di tallio presente nelle acque superficiali e soprattutto in quelle destinate al consumo umano nell’area di Valdicastello Carducci, che si trova immediatamente a valle delle ex Miniere di Monte Arsiccio e Pollone.
Mai come in questo caso, da una ricerca di base sono venute conoscenze inattese per sviluppi applicativi, sia verso la promozione del patrimonio geologico, sia per la tutela della salute delle popolazioni residenti.

Antonio Bartelletti 

(5 giugno 2015)


Proposta “Geoparchi-Unesco”. Gli ultimi due scalini prima della meta?...
“Unesco-Geoparks” Proposal. Will they be the last two steps before the finish?...

Il quartier generale dell’Unesco ha accolto i rappresentanti dei 64 Geoparchi europei per il consueto incontro di primavera del Comitato di coordinamento, in una Parigi supercontrollata dalle forze dell’ordine e sferzata da un vento freddo quasi invernale. La speranza è che sia uno degli ultimi Meeting dell’EGN sulla via di un traguardo tanto atteso, ovverosia il riconoscimento come “Iniziativa Unesco” dell’attività europea e mondiale dei Geoparchi. In verità, manca ancora un passaggio intermedio a fine aprile all’interno dell’Executive Board, a cui dovrebbe aggiungersi un passaggio finale, a novembre, presso la General Conference. 

I responsabili della Rete europea esprimono oggi un cauto ottimismo, ma nessuno di loro si sbilancia, perché le sorprese possono nascondersi dietro l’angolo e non c’è autorità che possa garantire il risultato al di là del merito.
Si ricorda che il percorso verso l’Iniziativa “Unesco-Geoparks” è iniziato formalmente nel novembre 2011, con l’approvazione della risoluzione 36 C/14 da parte della Conferenza Generale dell’Unesco. Il mandato è stato quello di esplorare la possibilità di definire un futuro ruolo della stessa organizzazione internazionale nel campo della conservazione e valorizzazione del patrimonio geologico, cooperando con la Rete Globale dei Geoparchi.
Il 35° Meeting di Parigi, concluso da pochi giorni, ha lasciato significativo spazio a questo tema di grande attualità nella giornata iniziale. Oltre il pregio e la considerazione conseguibili da un simile obiettivo, l’intero movimento dei Geoparchi comprende bene quali scenari e quanti benefici potrebbero aprirsi in futuro. Non solo una più stretta collaborazione e un controllo più accurato da parte dell’Unesco, non solo lo sviluppo di sinergie con altri progetti e programmi internazionali, ma anche la possibilità di usare il logo prestigioso della stessa organizzazione internazionale.
Durante il Meeting dell’EGN è avvenuta anche l’elezione del Coordinatore, del Vice-Coordinatore e dell’Advisory Committee, con una sostanziale conferma delle figure uscenti. Si segnala, in particolare, Nickolas Zouros come Coordinatore continentale e Maurizio Burlando come componente del Comitato consultivo. 
Inoltre, il Comitato di coordinamento ha proclamato il Geoparco di Lanzarote in Spagna 65° membro della Rete europea e ha ammesso, alla prova dei valutatori, 10 nuovi aspiranti Geoparchi europei, tra cui il Parco nazionale del Pollino. Le rivalidazioni per il biennio 2014-2015 ammontano addirittura a 18, tra cui quella delle Alpi Apuane.
Durante un’iniziativa collaterale al Meeting, incentrata sull’esposizione di prodotti tipici dei Geoparchi europei, il Coordinatore nazionale Aniello Aloia ha organizzato un breve incontro tra i rappresentati italiani e il dott. Francesco Tafuri, Delegato permanente aggiunto dell’Italia presso l’Unesco. Quest’ultimo ha significato ai presenti l’interesse e l’attenzione della delegazione diplomatica italiana verso gli sviluppi del progetto “Geoparchi”, augurando il miglior risultato in sede Unesco.

Antonio Bartelletti

(7 aprile 2015)


Paesaggi apuani in controluce…
Apuan Alps’ landscapes against the light…

“Saepius opinione quam re laboramus”
(Seneca, Epist., 13, 4)

Finalmente! Abbiamo il Piano paesaggistico. 
L’avverbio non può ancora tributare valore ad un lavoro così faticoso e sofferto, ma sancire soltanto che la lunga attesa è giunta al suo termine. Per giudicare il Piano regionale bisognerà leggerlo attentamente e soprattutto bisognerà metterlo in opera. Più che la conoscenza, più che la comprensione, sarà decisiva l’applicazione. Solo a quest’ultimo punto potremo stabilire il valore e l’efficacia di ogni sua parte.
L’osservazione non sembri ovvia e scontata, perché molti, negli ultimi mesi, hanno parlato del Piano paesaggistico senza neppure conoscerlo, senza

 averne sfogliato una pagina. E spesso lo hanno fatto per puro esercizio ideologico, prendendo parte alla disputa a prescindere da una valutazione serena nel merito. La difesa di interessi profondamente sentiti spiega forse i loro impulsi istintivi, ma non potrà mai salvarli dal peccato di presunzione. 
Che dire poi della nutrita schiera di cattivi maestri che hanno voluto stonare in questo melodramma. Conoscevano bene il pezzo dalla melodia semplice e allineata sui toni medi, ma più forte è stata la tentazione di stupire con inutili virtuosismi. E così i soliti tromboni, imbracciato il piffero magico, sono saliti di più ottave e hanno fischiato in falsetto le note del pentagramma. Nel baratro della disonestà intellettuale hanno poi spinto gli allievi idioti al loro seguito. Né i maestri, né i discepoli si salveranno dal peccato di ipocrisia.
Vanno poi ricordate le mirabili gesta compiute dall’opposta riva, dove non è stata soltanto legittima difesa dei propri interessi e profitti. Ingiusto è farsi scudo di paure e ansie di operai e famiglie che, con fatica e sudore, hanno costruito le loro fortune. Inutile e vano è agitare lo spettro della crisi, perché non ci sarà miseria irreparabile nel futuro. La ricchezza strappata alla natura troppo voracemente, può essere meglio centellinata come il più nobile dei vini. Un sorso breve e meno frequente, per un benessere più diffuso e prolungato. È quasi impossibile che questi uomini si salvino dal peccato di avidità.
In primavera avevamo scritto che non ci sarebbero stati vincitori tra le parti in lotta e così è stato poiché tutti oggi sono scontenti. Qualcuno ha poi detto che, intorno al Piano, si è combattuta una battaglia di lobbies e non ha sbagliato. Non c’è da stupirsi del fatto in sé, ma dell’intensità della tempesta mediatica scatenata. 
Il Parco ha assistito in un silenzio claustrale assoluto ed è stato spettatore ferito da uno scontro senza precedenti, dove si è mescolato pregiudizio, ignoranza e falsità. Si è preferito non replicare alle offese gratuite, alle palesi falsità e ai giudizi immotivati, confidando nel tempo come il migliore giudice di fatti e comportamenti.
Rimangono comunque i dossier ignobili fatti circolare, trasformati in libelli infamanti e diffamatori. Rimangono le ferite morali subite, soprattutto quando si voleva fare del Parco il capro espiatorio di tutto. Non si conoscono ancora i danni patiti, perché il loro effetto è rimandato nel tempo.
Oggi, il Parco accoglie il Piano paesaggistico senza emozioni e non prova né gratificazione, né amarezza. La reazione sarebbe stata la stessa in qualsiasi modo fosse stato scritto. È un atto sovraordinato e dunque va solo messo in pratica nella sua espressione autentica ed originale, senza adattamenti applicativi. Non si chieda al Parco di smussare o di acuire gli eventuali spigoli, perché non c’è modo di interpretare un disegno fatto da altri. Così è e così resta, per merito o difetto di chi lo ha voluto.
Vorrei concludere con la visione ermetica di un panorama delle Alpi Apuane in controluce. Interposto tra l’osservatore e il sole, questo paesaggio può essere lo specchio di come saranno queste montagne in futuro per effetto di questo Piano. L’immagine non è chiara perché non scarta nessuna delle ipotesi sul campo. Guardare un panorama in controluce è come guardarlo in trasparenza, dare risalto ai contorni illuminati e rendere più netti gli skyline. Ma un paesaggio in controluce è anche un’immagine priva di dettagli, con le ombre che appiattiscono e negano la percezione delle cose.
In una sorta di Rashomon proiettato in avanti, tutte le ipotesi future hanno diritto di asilo oppure nessuna di esse è completamente vera. L’immagine vuole forse dimostrarci come tutto sia relativo e come ogni realtà abbia più di un volto e più di una ragione…

Antonio Bartelletti

(28 marzo 2015)


Più tutela della geodiversità in Toscana anche grazie al Geoparco
In Tuscany more protection for geodiversity thanks to the Geopark too

La nuova legge Toscana sulla conservazione e valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale presenta alcune novità di tutto rilievo, anche rispetto al quadro normativo nazionale. Tra queste è da segnalare l’attenzione rivolta al riconoscimento della geodiversità e alla sua promozione. Alcuni articoli della legge pongono, quasi sullo stesso livello, la biodiversità e la geodiversità del territorio regionale, poiché aspetti correlati e tra loro inscindibili della diversità ambientale della Toscana.
Particolare soddisfazione offre la lettura dell’art. 67, comma 2, in cui la Regione Toscana esprime, a chiare lettere, la volontà di concorrere alla conservazione e valorizzazione del patrimonio geologico e della geodiversità, attraverso il riconoscimento dei geositi

d’interesse regionale. Non si tratta di una mera dichiarazione di principio e di soli intenti, poiché altri due articoli della nuova legge – il n. 95 e il 199 – sono specificamente dedicati all’argomento con indirizzi operativi. 
E pensare che tutto è partito, la scorsa estate, da una proposta di legge che quasi cancellava o, comunque, riduceva ai minimi termini l’interesse conservazionistico verso i siti geologici. In modo del tutto irrituale, la norma originale intendeva far sopravvivere soltanto quei “geotopi” (così ancora chiamati) convertibili in parchi, riserve naturali o come SIC o ZPS. Una cosa difficile a realizzarsi e dunque destinata a non produrre effetti, tenuto conto delle modeste dimensioni di tali beni e del prevalente, se non esclusivo, loro valore geologico. 
Per fortuna, c’è stata una correzione in corso d’opera, a seguito delle puntuali osservazioni presentate da Federparchi alla Regione Toscana. In questi ultimi mesi, la Sesta Commissione consiliare è ritornata sull’argomento e ha fatte proprie molte considerazioni sulla geodiversità, traducendole poi in norma definitiva. Quello sui geositi, in particolare, è stato un emendamento presentato da Federparchi, ma che nasce dalla stesura affidata allo Staff tecnico del Geoparco delle Alpi Apuane, sulla base dell’esperienza maturata in questi anni. 
Oggi, la nuova legge consente di arrivare finalmente ad un elenco regionale dei geositi, a conclusione di un censimento da effettuarsi secondo principi praticabili e metodologie attendibili, che devono riferirsi a quanto stabilito dall’ISPRA in sede nazionale. La proposta di Federparchi richiedeva soprattutto la tutela e la conservazione della geodiversità, mentre la nuova legge ha mitigato l’azione vincolistica in “riconoscimento e valorizzazione”. Tuttavia, è stata sancita l’identificazione dei geositi d’interesse regionale come “invarianti strutturali” e dunque è riconosciuta una loro specifica tutela all’interno degli strumenti di pianificazione territoriale e negli atti di governo del territorio, a qualsiasi livello. Vi è poi il comma 6 dell’art. 95 che offre la possibilità – ai parchi regionali, agli enti locali e alla stessa Regione – di promuovere progetti di valorizzazione e di educazione ambientale sui geositi di propria competenza, in attuazione di obiettivi determinati dal Piano Ambientale ed Energetico Regionale.
Una piccola criticità rimane ancora nella definizione di “geositi”, poiché il nuovo provvedimento ha voluto conservare quanto scritto nell’art. 2 della L.R. 56 del 2000. Si tratta di un’enunciazione un po’ datata, che parla ancora e soltanto di forme naturali del territorio e non di strutture geologiche e neppure di elementi, zone o località. Sembra poi che il valore dei geositi sia soltanto quello ambientale, scientifico e didattico, non tenendo conto di altri valori d’uso, entrati a titolo definitivo negli assessment method, tra cui il valore economico, ricreativo, culturale, estetico, ecc.
Inoltre, l’art. 119 della nuova legge detta disposizioni transitorie per la verifica dei geositi già riconosciuti con atti straordinari del Consiglio Regionale, per recuperare i ritardi nell’applicazione delle vecchie norme sui geotopi. In particolare, la disposizione transitoria si pone l’obiettivo di non disperdere il lavoro svolto durante i censimenti dei geositi nelle province di Siena e Grosseto.
La nuova legge dimostra un rinnovato e più forte interesse verso il patrimonio geologico regionale non soltanto con le norme riguardanti la geodiversità. Ancora prima dell’annunciata riforma della legge nazionale n. 394/91, questa omologa legge regionale riconosce ai parchi nazionali geominerari il diritto di entrare, a pieno titolo, nel sistema delle aree naturali protette. I contenuti dell’art. 2, comma 2, premiamo dunque le battaglie condotte dal Parco tecnologico-archeologico delle Colline Metallifere (Tuscan Mining Geopark) per questo “storico” riconoscimento.

Antonio Bartelletti

(3 marzo 2015)


Da Forum a Commissione nazionale: il coordinamento dei Geoparchi italiani cambia nome e prospettiva
From Forum to National Commission: the Italian Geoparks Organization changes its name and outlook

La riunione di martedì 17 febbraio a Roma, ha segnato un passo decisivo per il futuro prossimo venturo dei Geoparchi italiani. Nel cambio del nome c’è l’ambizione di poter rappresentare ancora meglio i molti interessi, istituzionali ed associativi, che ruotano attorno alla gestione del patrimonio geologico italiano.
Da ora in avanti sarà la Commissione nazionale dei Geoparchi e non più il Forum a presentarsi come interlocutore della Global Geoparks Network, in attesa degli sviluppi in corso presso
l’Unesco.

Per la definitiva composizione della Commissione saranno necessari solo piccoli aggiustamenti ed alcune integrazioni di rappresentanza, sempre con il principio di lasciare ai Geoparchi italiani il ruolo prevalente nella Commissione e le funzioni di motore delle iniziative e delle attività.
La decisione unanime è venuta a seguito di un confronto con il Coordinatore europeo, Nickolas Zouros, presente alla riunione di Roma, dopo la sua illustrazione d’apertura sugli ultimi incontri del Working Group di Parigi e dei risultati ad oggi ottenuti verso il riconoscimento dell’iniziativa “Unesco Global Geoparks”.
Nel prosieguo dell’incontro, presieduto dal coordinatore nazionale, Aniello Aloia, sono stati illustrati e discussi ulteriori punti dell’ordine del giorno. Tra questi la rivalidazione dell’Apuan Alps Geopark, alla fine del quadriennio, nonché le problematiche del personale che operava presso il Parco Regionale delle Madonie. Riguardo ai provvedimenti della Regione Sicilia, sul reintegro di personale da anni comandato alle Madonie, è stata espressa solidarietà e sostegno ai dipendenti colpiti da una scelta che rischia pesantissime ripercussioni sull’operativa del Geoparco.
In conclusione, di tutto rilievo è stata la decisione di tenere il 7° Workshop dei Geoparchi in Italia, dal 10 al 14 giugno, presso il Sesia Val Grande Geopark. Tema del 2015 sarà: “Raccontare il pianeta Terra: esperienze di comunicazione e di divulgazione dei valori geoambientali”. L’iniziativa sarà pure collegata all’Expo 2015 di Milano, con il probabile contributo dei Gal siciliani collegati ai Geoparchi.
Nel primo pomeriggio, la Commissione dei Geoparchi si è recata al Vittoriano per visitare la mostra d’argomento geostorico dal titolo “L’Egeo: la creazione di un arcipelago”, in programma fino al 27 febbraio. Guida d’eccezione, Nickolas Zouros, tra i curatori di questa iniziativa di grande rilievo, che ha destato l’attenzione e l’interesse dei presenti. L'esposizione fa parte del progetto “Roma Verso Expo” ed offre ai paesi che interverranno alla rassegna di Milano 2015 l’opportunità di presentare nella capitale italiana i progetti della loro partecipazione all’evento “universale”.

Antonio Bartelletti

(18 febbraio 2015)


 
                   
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