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   News 2016
 





 

8° Workshop dei Geoparchi Italiani: risultati e prospettive
8th Workshop of Italian Geoparks: results and prospects. The need to review the format after an edition of extraordinary value…

Il Parco Nazionale del Pollino ha ospitato in modo esemplare l’8° Workshop dei Geoparchi Italiani – il primo dopo la label “Unesco Global Geoparks” – migliorando diverse prestazioni dei precedenti appuntamenti annuali, anche sulla scorta delle esperienze fino qui acquisite. Lo ha fatto con l’entusiasmo straripante di chi è entrato da poco nella Rete e di chi ha una gran desiderio di far fruttare al meglio un riconoscimento prestigioso, non ancora del tutto percepito in giro nella sua reale portata.
Tre giorni intensi, con meno tempo dedicato alle presentazioni e ai contributi a tema e più momenti riservati alla visita delle ultime più importanti realizzazioni di promozione e fruizione del patrimonio ambientale e, in particolare, geologico di questo straordinario angolo dell’Appennino meridionale.

Una full immersion anche nella vita quotidiana del Parco calabro-lucano, con incontri veri con persone intimamente coinvolte nel progetto e il contatto con espressioni culturali di primissimo valore, a cominciare dalle comunità arbëreshë (gli italo-albanesi giunti qui a seguito dell’avanzata ottomana nei Balcani, dopo il 1472).
Un Workshop che ha pure avuto una significativa visibilità mediatica, anche su media nazionali, sia per lo sforzo organizzativo del Parco, sia per la presenza di personalità e rappresentanti di istituzioni non solo locali, tra i quali: Dorina Bianchi, sottosegretario ai beni culturali e al turismo; Antonietta Rizzo, assessore all’ambiente della Calabria; Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e, non ultimo in ordine di importanza, Nickolas Zouros, presidente del Global Geoparks Network e della sua declinazione “regionale” europea.
Difficile trovare pecche significative o muovere appunti, perché l’impegno del Parco Nazionale del Pollino è stato encomiabile ed è riuscito sempre a supplire a quelle piccole sfasature ed inconvenienti che inevitabilmente affiorano in questi frangenti. Il riconoscimento e il ringraziamento va ovviamente al presidente Domenico Pappaterra, al direttore Giuseppe Milione e a tutto il personale del Parco impiegato nell’occasione, Corpo Forestale incluso, con una citazione finale e doverosa a Luigi Bloise ed Egidio Calabrese per la loro più diretta ed incidente responsabilità nell’iniziativa.
Se i risultati del Workshop sono stati ottimi, le prospettive per successivi e analoghi appuntamenti appaiono meno positive, per diverse e concorrenti ragioni, a meno che non si riveda la formula fino qui apprezzabile. Mantenere questo livello non è per niente facile, perché alcuni Geoparchi italiani soffrono di una debolezza strutturale congenita o da poco contratta, che non consente loro di sostenere un simile sforzo organizzativo. La scadenza annuale rischia poi di non poter più essere rispettata in futuro, non sono per ragioni economiche, ma pure per la mancanza di tempo utile da destinare alla produzione e presentazione di contributi destinabili all’attenzione del Workshop. Anche il periodo canonico di svolgimento – giugno o luglio in questo caso – sta creando problemi ed è spesso causa di defezioni, poiché va a coincidere con le settimane di massima attività dei Geoparchi e con le missioni Unesco di valutazione-rivalidazione. Indicazioni di riforma sono già state avanzate, pure dal Coordinatore nazionale Aniello Aloia, per cui va subita sostenuta ed adottata la scelta verso appuntamenti autunnali e magari – aggiungiamo noi – con cadenza biennale. 
Infine, rimane ancora irrisolto il problema di come dare conoscenza pubblica e rilievo editoriale ai contributi presentati e alle discussione affrontate durante i Workshop, altrimenti destinati ad un bacino poco più grande della stretta cerchia dei partecipanti. Si tratta di lavori meritevoli di essere diffusi oltre gli attuali limiti, soprattutto per gli spunti creativi, i suggerimenti operativi e i risultati contenuti. All’interno della Rete, già aiutano i Geoparchi nella gestione dei loro territori, ma possono ulteriormente favorire le esperienze nascenti degli Aspiring e quelle parallele delle aree protette e riserve “soltanto” naturali, dei siti archeologici, degli itinerari culturali, ecc. Da questi contributi nascono poi le convergenze e le possibili adesioni a progetti di sistema e/o di rete, su cui richiedere finanziamenti straordinari e strutturali di rilievo comunitario, nazionale e regionale. 
Rendere pubblico il nostro lavoro è anche il miglior mezzo per sostenere istituzioni ed operatori impegnati nel difficile mondo dei Geoparchi, verso cui – dall’esterno – di tanto in tanto provengono stille di invidia viscerale e di maldicenza gratuita. La label “Unesco” ha aumentato l’appeal e, di conseguenza, gli interessi e gli appetiti indicibili. 
La ribalta del Workshop sta raggiungendo una visibilità superiore a quanto noi possiamo immaginare. Durante e dopo questa ottava edizione, alcune critiche ingenerose ed infondate hanno mostrato a tutti da quale profondo abisso muove il tutto. 
Il livore gratuito dei “soliti noti” nasconde spesso il risentimento per opportunità passate o future, sperate o pretese, cosicché la sparata pubblica o l’articolo offensivo sul web hanno il sapore acre del risentimento personale, se non del ricatto ammantato da apparenti nobili intenti.

Antonio Bartelletti

(16 luglio 2016)


Un seminario per gli studenti di Padova su conservazione e promozione della geodiversità nelle Alpi Apuane
A workshop for the Students of the University of Padua (degree in Naturalistic Sciences) about the geodiversity protection and promotion in the Apuan Alps.

Un utile ed interessante contatto si è stabilito ieri, a Padova, con gli studenti dei Corsi di laurea in Scienze Naturali e Scienze della Natura della stessa Università. L’occasione di questo incontro è stato l’invito – raccolto con entusiasmo – a tenere un seminario sul tema “Conservazione e promozione della geodiversità: il caso del Parco Regionale delle Alpi Apuane (Apuan Alps Unesco Global Geopark)”, quale terzo appuntamento del ciclo “Parchi Nazionali e Aree protette: aspetti naturalistici, gestionali e legislativi”. L’evento si è tenuto nel complesso didattico di Biologia e Biomedicina, denominato “il fiore di Mario Botta”, dalla forma dell’edificio e dal nome del conosciuto architetto svizzero che lo ha progettato.

Una discreta presenza di studenti ha seguito il seminario, nonostante il suo valore esclusivamente culturale, disgiunto dal riconoscimento fiscale di crediti formativi. Una scelta – come ha sottolineato la coordinatrice didattica del corso, prof.ssa Gabriella Salviulo – voluta per evitare partecipazioni forzate e stimolare piuttosto la passione vera e l’interesse spontaneo verso problematiche rilevanti e nuovi campi d’interesse che potrebbero appartenere al futuro professionale prossimo degli studenti patavini.
Lungo questa falsariga è sembrato naturale e conseguente presentare alcuni argomenti innovativi e metodi di ricerca non ancora entrati a pieno titolo nei programmi d’insegnamento universitario, anche perché le loro definizioni, i temi portanti e i protocolli procedimentali si presentano oggi del tutto fluidi, così come le esperienze sul campo abbisognano di ulteriori validazioni di risultato. La prima parte dell’intervento proposto non poteva dunque non affrontare i più recenti sviluppi nelle conoscenze e il dibattito in corso in materia di geodiversità, di geositi e – ovviamente – di conservazione e promozione del patrimonio geologico, soprattutto all’interno del modello “geoparco”. Il tutto offerto in termini generali e non circoscritti al solo caso esemplare delle Alpi Apuane, con l’obiettivo di far capire agli studenti come, nello spazio abiologico, esista un’altra dimensione della Natura, del tutto corrispondente ed equivalente alla biodiversità, poiché alla stessa intimamente connessa. 
Invece, la seconda parte del seminario ha visto di scena le Alpi Apuane, con il loro Parco e Geoparco, attraverso una breve illustrazione sul significato immateriale e sul valore aggiunto che potenzialmente possiede la label “Unesco Global Geopark”, di recente acquisita. Agli studenti sono state poi ricordate e descritte le principali tappe del percorso di costruzione del Geoparco e del suo contemporaneo avvicinamento e successiva ammissione alla European and Global Geoparks Network. 
Le conclusioni dell’intervento sono state dedicate al modello di promozione territoriale che il Parco/Geoparco è riuscito a perfezionare nel corso di più di trent’anni di attività. Oggi imperniato su tre sistemi o centri strategici (Equi Terme, Bosa di Careggine e Monte Corchia) – dove si concentrano interventi, servizi ed iniziative – è stato il logico equilibrio raggiunto a conclusione di una fase parossistica iniziale, caratterizzata da opere ed azioni distribuite “a macchia di leopardo”, quasi in ogni comune e contrada dell’area protetta, molto spesso con l’obiettivo di acquisire il consenso delle popolazioni residenti e dimostrare l’utilità tangibile dell’istituzione “parco”. Il cambio di rotta si è imposto da diversi anni, a seguito della drastica riduzione delle risorse disponibili e per la necessità di definire offerte territoriali sinergiche e più complete possibili.
Al termine del seminario, le molte domande poste dagli studenti hanno fatto intuire come l’intervento possa aver destato qualche interesse e che i Naturalisti sono ormai pronti ad abbracciare i Geoparchi dopo aver stretto a sé i Parchi.

Antonio Bartelletti

(6 aprile 2016)


 
                   
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