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L'Alluvione in Versilia e Garfagnana - venti anni dopo (1996-2016)

 

 

   News 2016
 





 

Evento formativo nel laboratorio dell’ApuanGeoLab: la didattica della mineralogia per le Guide del Parco
Educational event in the ApuanGeoLab laboratory: the mineralogy teaching for the Park Guides is the first experience of the action learning

La formazione delle Guide del Parco delle Alpi Apuane è un’attività che procede ormi da anni con regolarità e partecipazione. L’obiettivo dichiarato è potenziare le conoscenze e le abilità professionali di operatori unici nel loro genere, affinché siano sempre al passo coi tempi e capaci di fornire informazioni scientificamente corrette. Fino a martedì scorso, l’aggiornamento delle Guide è passato attraverso forme di apprendimento tradizionale, come lezioni, conferenze, convegni, workshop, ecc., su argomenti più disparati, ma sempre attinenti alla realtà ambientale e naturalistica delle Alpi Apuane.
Nell’ultimo evento del 22 novembre è stata posta in essere una diversa modalità formativa, del tutto

svincolata da processi passivi di acquisizione/aggiornamento di conoscenze ed abilità. In effetti, questo primo incontro – dei tre programmati fino al termine del 2017 – ha dato la possibilità di eseguire semplici esperienze di laboratorio, riproducibili con un minimo di attrezzatura e, in buona parte, eseguibili anche nel corso di un’escursione lungo i sentieri del Parco. La giornata formativa ha saputo affrontare una problematica pertinente per chi ha l’occasione professionale di accompagnare gruppi scolastici e non solo. Il tema è stato il riconoscimento di specie minerali di comune diffusione, attraverso alcune loro macroscopiche caratteristiche soprattutto fisiche. 
L’esperienza si è dunque svolta nel laboratorio dell’ApuanGeoLab, presso il Centro viste del Parco ad Equi Terme, ed è stata coordinata dalla prof.ssa Elena Bonaccorsi (docente di Analisi mineralogiche all’Università di Pisa), coadiuvata dal dott. Fabio Pieraccioni, dottorando di ricerca nella didattica delle Scienze della Terra. Sotto il titolo “Non è solo oro quello che luccica” si è proposto ad un pubblico di adulti, specializzato nell’accompagnamento in natura, lo stesso percorso laboratoriale che l’ApuanGeoLab offre già alle classi in visita a questo museo interattivo.
L’evento formativo ha richiesto ben due ore di intense osservazioni e attente misurazioni su diversi campioni di minerali messi a disposizione. Le Guide hanno poi saputo tradurre tutto questo in dati numerici e parti descrittive, correttamente riportati all’interno di schede e questionari già predisposti per condurre al meglio l’esperienza. Al termine dell’evento, i 25 partecipanti hanno espresso il loro convinto gradimento, che ha trovato conferma e corrispondenza pure nel serio impegno messo in campo e nelle numerose domande poste ai coordinatori durante lo svolgimento.
Quanto visto martedì scorso all’ApuanGeoLab conferma come la Guida del Parco sia una professione di forte motivazione personale, che va continuamente alimentata oltre che aperta a nuove idee e nuovi apporti. Va ricordato che questo titolo è rilasciato esclusivamente dall’Ente Parco e deve essere sempre aggiornato e validato nel tempo. Lo stesso titolo non può limitarsi ad una stretta cerchia di persone.
Si coglie dunque l’occasione per informare che, a breve, uscirà un bando pubblico per la selezione di nuove Guide del Parco, in possesso dei requisiti stabiliti dallo speciale Regolamento che disciplina la loro attività. Inoltre, il prossimo 31 gennaio scadranno i termini per iscriversi o confermare la presenza nell’elenco delle Guide del Parco per il 2017. Alla stessa data, l’Ufficio di direzione procederà alla verifica del raggiungimento o meno dei valori minimi indispensabili di crediti formativi necessari allo svolgimento della stessa attività professionale.

Antonio Bartelletti

(26 novembre 2016)


Il maltempo condiziona l’ultimo intenso week end del Parco…
The bad weather influences the last intense weekend of the Park. Rain and fog prejudge some outdoor activities…

Il quarto week end di ottobre ha proposto un programma nutrito di iniziative ed eventi promossi dal Parco, quasi a chiusura di una stagione comunque ricca di momenti promozionali e di occasioni di visita, nonostante le ristrettezze economiche più volte denunciate. Il 2016 non finisce qui, poiché altri appuntamenti si annunciano per un ultimo scampolo di anno sicuramente in crescendo.
Tra venerdì e domenica scorsa si è concentrato il meglio dell’autunno, come vuole una recente ma consolidata tradizione del Parco. Purtroppo, il peggioramento delle condizioni meteo, soprattutto nella giornata di domenica, ha danneggiato lo svolgimento di alcuni eventi all’aria aperta, il cui risultato dipende soprattutto dallo stato del cielo.

Esente comunque da danni da maltempo è stato il primo appuntamento di “Cibiamoci di Parco”, in programma venerdì sera presso l'albergo-ristorante “Vallechiara” di Levigliani. All’interno di questa struttura certificata, 56 Park followers (il numero massimo ospitabile) hanno preso parte ad un percorso di degustazione incentrato sulle torte salate dell’area apuana e non solo. La presentazione introduttiva del dott. Michele Armanini è stata seguita con particolare attenzione dal pubblico in sala e si è fatta apprezzare per la ricchezza di esempi e di originali interpretazioni e confronti tra questi “piatti poveri” della tradizione versiliese, garfagnina e lunigianese. È doveroso ricordare, ancora una volta, come questo primo evento della rassegna 2016 sia stato realizzato con il contributo fondamentale dell’Istituto Alberghiero “Guglielmo Marconi” di Viareggio (sede di Seravezza).
Nel pomeriggio dello stesso giorno e – a seguire nella mattina di sabato – si è svolto il censimento autunnale dei mufloni nel gruppo delle Panie e del Corchia. Il conteggio è stato eseguito dai Guardiaparco con l’ausilio di ben 30 volontari che si sono avvicendati nei numerosi appostamenti eseguiti al tramonto e all’alba dei due giorni di attività. Non tanto la pioggia, quanto la nebbia ha recato disturbo in alcuni frangenti di questa importante e ormai consolidata attività di conservazione faunistica. Ad ogni modo, il monitoraggio può dirsi ampiamente svolto con risultati che confermano la stabilità numerica raggiunta dalla popolazione locale di muflone.
Nel corso della giornata di sabato, nel comune di Fivizzano, ha avuto luogo la visita dell’assessore regionale all’ambiente e difesa del suolo della Toscana, dott.ssa Federica Fratoni. Un’intensa agenda di incontri ed inaugurazioni ha caratterizzato questo suo viaggio nel Comune lunigianese dei due Parchi. Non a caso, la prima tappa è stata a Sassalbo nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco Emiliano e poi ad Equi Terme nel Parco Regionale delle Alpi Apuane, tra schiarite ed improvvisi scrosci di pioggia. Qui, l’assessore ha avuto modo di entrare nella Tecchia e nella Buca di Equi, dopo essere stata accolta nel Centro visite del Parco. Particolare interesse e gradimento ha destato in lei la visita all’ApuanGeoLab, sia lungo il percorso museale degli exhibit didattici, sia nel laboratorio di scienze della Terra e nella sala del virtual tour archeologico della Tecchia. Nell’occasione, l’assessore era accompagnata dal consigliere regionale Giacomo Bugliani, dal sindaco di Fivizzano Paolo Grassi, dal presidente del Parco Alberto Putamorsi e da altri rappresentanti di istituzioni locali.
Nel corso della giornata di domenica 23 ottobre, il progressivo peggioramento delle condizioni meteo ha di fatto impedito il regolare svolgimento dell’annuale appuntamento di “Autunno Apuano”, in coincidenza con la “Festa della Castagna” a Careggine. Una pioggia leggera ma insistente è caduta per buona parte della giornata, limitando enormemente l’afflusso di turisti alla GeoPark Farm di Bosa di Careggine. 
Per questo motivo, si è ridotto, fino quasi ad annullarsi, il programma di accoglienza e di animazione predisposto dal Parco insieme a “Maestà della Formica”, società che gestisce il centro visite.

Antonio Bartelletti

Nella foto: un momento della visita dell'assessore Fratoni all'ApuanGeoLab di Equi Terme

(24 ottobre 2016)


Le Apuane e i loro rischi geologici alla Conferenza mondiale dei Geoparchi…
The Apuan Alps and their geological risks in the International Conference on Unesco Global Geoparks. Special performance of Alessia Amorfini during the panel discussion and workshop about "Disaster Risk Reduction at Unesco Global Geoparks, ways forward"...

Nel primo pomeriggio di Torquay, le Alpi Apuane hanno avuto un importante palcoscenico per mostrare e dimostrare alla Rete mondiale dei Geoparchi quando fatto negli anni in materia di rischio geologico, soprattutto lungo la prospettiva dell’educazione ambientale e della didattica naturalistica.
Si è partiti alle 14 con una “panel discussion”, organizzata direttamente dalla divisione Unesco delle Scienze Ecologiche e della Terra, sotto il coordinamento della responsabile “georischi”, Irina Pavlova.
Questa tavola rotonda ha visto la partecipazione di cinque esperti che si sono alternati proponendo i loro contributi alla discussione dei presenti proprio sul tema “Disaster Risk Reduction at Unesco Global Geoparks, ways forward”, alla luce di quanto elaborato e richiesto dall’ONU.

 L’elenco dei relatori fa immediatamente intendere quale valore abbia avuto l’evento, anche per la presenza significativa e l’apporto culturale di Suzette Kimball, direttore del Servizio geologico degli Stati Uniti; di Setsuya Nakada, vulcanologo di fama mondiale dell’Università di Tokio; di Charalampos Fassoulas, geologo del dipartimento del Museo di Storia naturale dell’Università di Creta; nonché di Richard Watson, geopark manager del Marble Arch Caves dell’Irlanda del Nord.
Insieme a questi importanti figure del mondo della geologia e dei geoparchi, c’era soltanto la nostra Alessia Amorfini, che ha presentato, in modo convincente e brillante, lo storyboard dell’imminente mostra sull’Alluvione del 1996 in Versilia e Garfagnana (anche a nome dei coautori Antonio Bartelletti, Giuseppe Ottria ed Emanuele Guazzi). Il suo contributo – dal titolo “Rains and Ruins: twenty years ago in the Apuan Alps” – è stato particolarmente apprezzato dai convegnisti presenti per il lungo e caloroso applauso che è seguito all’esposizione.
Dopo la tavola rotonda si è passati al workshop sul “rischio sismico”, coordinato da Mahito Watanabe del Sevizio geologico del Giappone e Capo del gruppo di pianificazione e gestione del Museo geologico di Tokio. Oltre agli interventi di tre tecnici di Geoparchi giapponesi, è toccato ancora ad Alessia Amorfini spiegare il contributo formativo del Parco delle Alpi Apuane in questo specifico campo. Con il titolo “Do not gamble on Earth tremble” (non azzardare sul tremore della Terra), è stato realizzato un ipertesto didattico che documenta anche le attività educative sui terremoti e sul rischio sismico, svolte all’interno dell’ApuanGeoLab di Equi Terme.
Terminati gli interventi e le domande del pubblico in sala, la “panel discussion” ha votato unanimemente un documento sulla riduzione del rischio di catastrofi nei Geoparchi Globali Unesco, poi confluita, in sintesi, nel punto 7 della “the English Riviera Declaration”. In quest’ultimo documento, la 7a Conferenza Internazionale – dopo aver riconosciuto che le calamità naturali rappresentano un grave rischio per la salute e il benessere di tutto il mondo – ha evidenziato come i Geoparchi Globali Unesco possiedano un potenziale significativo per contribuire alla riduzione del rischio di catastrofi e migliorare la prevenzione delle stesse calamità nell’ambito della strategia ONU di Sendai (2015-2030). Pertanto, la 7a Conferenza Internazionale incoraggia i Geoparchi Globali Unesco a svolgere e promuovere attività educative di sensibilizzazione e di rafforzare la cooperazione tra i siti nel campo della riduzione del rischio da catastrofi per la condivisione di buone pratiche e la creazione di progetti tematici.

Antonio Bartelletti

(28 settembre 2016)


Iniziata a Torquay (Inghilterra) la VII Conferenza Internazionale degli Unesco Global Geopark
7th International Conference on Unesco Global Geoparks started in Torquay (English Riviera Geopark - England, UK). This is the first time that the Apuan Alps join this kind of event...

Preceduta ieri dal 37° Coordinamento dei Geoparchi europei, questa mattina ha avuto inizio la VII Conferenza internazionale dell'Unesco sul patrimonio geologico e sui territori del pianeta che lo conservano e lo promuovono. Il luogo è Torquay in Inghilterra nel Devonshire, al centro dell'English Riviera Geopark. Partecipano alla Conferenza 120 Geoparchi globali e una platea di circa 700 convegnisti, in rappresentanza di 5 continenti e di un numero ancora non comunicato di nazioni. Questa è anche la prima volta che le Alpi Apuane sono chiamate ad un appuntamento internazionale di tale livello, in ragione della label Unesco ottenuta nel 2015.
Prima giornata dedicata agli interventi protocollari e alle relazioni introduttive. Come di tradizione, le key note della sessione inaugurale sono state affidate a Patrick McKeever (segretario del Programma

internazionale Unesco sulle Geoscienze e sui Geoparchi) e a Nickolas Zouros (presidente della Rete globale dei Geoparchi). Hanno completato il programma mattutino gli interventi di Beth Taylor (comitato britannico dell'Unesco) e di Iain Stewart (professore all'Università di Plymouth e presentatore-divulgatore per la BBC). Soprattutto quest'ultimo contributo ha stimolato i presenti ad intraprendere viaggi alla scoperta di alcuni luoghi unici del nostro pianeta, dove è ancora possibile - attraverso la geologia - vedere paesaggi diversi dal presente. Stewart ha parlato - non ha caso - di "travels in worlds that don't exist"... viaggi in mondi che non esistono...
Prima dei saluti istituzionali e degli interventi introduttivi, la Conference ha offerto una suggestiva performance teatrale sulla storia geologica e sulla solidarietà umana, dal titolo "Earth Echoes". Questa rappresentazione ha più volte reiterano lo slogan "the rock connect us" (letteralmente "la roccia ci connette", ma con un richiamo evidente alla musica "rock"), a rappresentare la fraternità e il valore della cooperazione tra uomini di terre apparentemente distanti e diverse, ma con la stessa origine e un futuro in comune. 
Il valore dell'opera proposta sta anche nel coinvolgimento, tra gli "artisti", di numerose persone della comunità locale.

Antonio Bartelletti

(27 settembre 2016)


“Cinque giorni in Cina”:
Alessia Amorfini valutatrice Unesco per la prima volta…
“Five days in China”: Our geopark manager – dr. Alessia Amorfini – was Unesco evaluator in Huangshan Geopark for the first time. A full immersion in the scenic Mesozoic granite landscape after four years of activity in the conservation and promotion of the Geological Heritage…

Il responsabile della geo e bioconservazione del Parco – dott.ssa Alessia Amorfini – ha concluso la propria missione in Cina per conto dell’Unesco, dopo essere stata selezionata a Parigi dai responsabili dell’International Geoscience and Geoparks Programme. Questo intenso viaggio di lavoro ha avuto lo scopo di portare a termine la rivalidazione quadriennale del Huangshan Geopark, nella provincia di Anhui, nel settore orientale del grande paese asiatico.
Come da protocollo Unesco, la dott.ssa Amorfini, geologo, è stata coadiuvata da un altro valutatore esperto in promozione dei geoparchi, il prof. Noritaka Matsubara, della Divisione dell’Istituto di Scienze naturali ed ambientali presso l’Università di Hyogo in Giappone, nonché membro del consiglio di promozione del San’in Kaigan Geopark.
La missione di validazione ha proposto una full immersion di cinque giorni, con continui e frequenti incontri, sopralluoghi e spostamenti all’interno di un territorio esteso 161 chilometri quadrati. Un’area montana impervia, soprattutto caratterizzato da una morfologia aspra di picchi e versanti scoscesi, perennemente avvolti da vapor acqueo condensato, che risale e avvolge le cime e le fa sembrare isole di un mare bianco e grigio di nubi. Il paesaggio granitico del Huangshan Geopark – la “montagna gialla” – è quello tipico e tanto caro alla più tradizionale iconografia cinese. I disegni colorati su carta di riso e su porcellana raffigurano spesso rupi quasi verticali e l’immancabile ed immanente silhouette del pino endemico di Huangshan (Pinus hwangshanensis).

Questa conifera è un vero simbolo della Cina e il segno distintivo della “montagna gialla”, con esemplari oggetto di speciale venerazione per le loro forme e portamenti vigorosi.
Della missione Unesco è stata dato particolare risalto in Cina, come dimostrano i servizi televisivi e le notizie apparse sui principali network nazionali. Amorfini e Matsubara hanno potuto visitare luoghi di indubbia fascinazione e soprattutto incontrare i numerosissimi operatori di questo geoparco, che fa del geoturismo una risorsa economica fondamentale e l’obiettivo principale della strategia di sviluppo locale. Percorsi attrezzati con passerelle e pannelli illustrativi, conducono i visitatori a punti panoramici di grande suggestione scenica, che sono frequentatissimi per quasi tutto il corso dell’anno.
Il Parco/Geoparco delle Alpi Apuane è particolarmente orgoglioso di aver contribuito alla missione Unesco in Cina, prestando uno tra i suoi migliori funzionari, a testimonianza di una crescita culturale complessiva della propria struttura operativa. Questo ed altri piccoli/grandi attestati confermano quanto di buono è stato costruito negli anni intorno al progetto “Geoparco” e quale respiro internazionale si porti necessariamente dietro. 
In questa dimensione dovrebbe sempre porsi la corretta visione dei problemi, così da segnare una definitiva e netta distanza da quell’odioso “particulare” che spesso inquina ogni giudizio sulle Alpi Apuane.

Antonio Bartelletti

PS = avviso ai naviganti inutili della rete, particolarmente frequenti tra i pensionati e i nullafacenti, alla perenne ricerca dello scoop che non c’è. Non vi affannate a cercare prove dell’ennesimo caso di sperpero di denaro pubblico a danno del contribuente. Viaggio, vitto, alloggio e spese conseguenti ai questa missione internazionale sono stati tutti a carico del Geoparco valutato ospitante…

(6 agosto 2016)


Le “Notti dell’Archeologia” regalano la nuova sala multimediale all’ApuanGeoLab...
“Archaeology nights” give a new multimedia room to the ApuanGeoLab...
Saturday 30th July, this regional programme had in Equi Terme the main event of the Apuan Alps area…

Equi Terme è stata trascinata d’impeto nelle “Notti dell’Archeologia” 2016. 
Sabato 30 luglio, Comune, Parco e Soprintendenza hanno saputo realizzare, in questo estremo angolo settentrionale delle Alpi Apuane, una serie di eventi coordinati su temi archeologici non soltanto locali, alla ricerca di un tempo possibile e di uno spazio praticabile di vera comunicazione culturale e di promozione turistica. 
È un altro piccolo esempio concreto di proficua collaborazione tra enti pubblici, che ha visto pure il sostegno organizzativo delle due cooperative che gestiscono, rispettivamente, il Centro visite del Parco e l’area culturale delle Grotte di Equi: La Magnolia ed AlterEco.

Dal programma di sabato segnaliamo, in prima battuta, l’iniziativa destinata a proseguire oltre il giorno della sua presentazione pubblica. Il riferimento è alla nuova sala multimediale che – a tempo di record – è stata realizzata all’ultimo piano dell’ApuanGeoLab, nella terrazza coperta che guarda verso la Tecchia di Equi. Se il Comune di Fivizzano ha messo a disposizione la strumentazione necessaria, il Parco ha reso l’ambiente accogliente e funzionale alla nuova destinazione. Il resto lo ha fatto l’equipe di archeologi ed informatici – Carlotta Bigagli, Roberta Iardella, Daniele Martini, Alessandro Palchetti ed Emanuela Paribeni – dal cui lavoro è nato un software originale che consente di effettuare, ad un dettaglio incredibile, un “virtual tour” all’interno del sito preistorico della Tecchia d’Equi. Si tratta dunque di uno strumento multimediale interattivo ed innovativo, che bene si integra con il percorso museale degli exhibit didattici dell’ApuanGeoLab. Il suo scopo è di introdurre e spiegare le emergenze e gli argomenti non solo archeologici, ma pure storici e paleontologici della Tecchia, prima della visita turistica allo stesso sito. Non c’è bisogno di una guida o di un operatore addetto al “virtual tour”, perché ognuno può facilmente gestirsi la navigazione interattiva a proprio piacimento ed approfondire i temi ritenuti di maggiore interesse.
Gli obiettivi, la struttura e le modalità operative dl software sono state illustrate ai presenti da Alessandro Palchetti e Daniele Martini, a conclusione della prima parte di questi serali e notturni ad Equi Terme. 
Prima dell’inaugurazione del “virtual tour”, il programma ha proposto due interventi di argomento storico e archeologico più direttamente collegati al tema 2016 delle “Notti dell’Archeologia”: la continuità e discontinuità tra Tardo Antico ed Alto Medioevo. Sia l’introduzione dello storico Mario Nobili e sia l’intervento strutturato dell’archeologo Massimo Dadà hanno raccontato la difficile transizione di quel lungo periodo, utilizzando un titolo alquanto evocativo “Nelle terre del non più e del non ancora”. I due interventi non potevano non riproporre e ridiscutere la vexata quaestio intorno alla cronologia storica della fine dell’Antichità e dell’inizio del Medio Evo. Lo hanno fatto partendo dalla famosa tesi del Pirenne, che ha spostato questo limite dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476 d.C.) all’espansione araba sulle coste sud del Mediterraneo (630 d.C.), con riferimenti puntuali alla realtà dei giorni nostri.
La seconda parte del programma si è svolta all’interno della Buca di Equi, con la presentazione della guida “Equi Terme un paese di acque, grotte e antichi abitanti nel cuore delle Alpi Apuane”. Questo Evento ha riproposto quanto già avvenuto a Fivizzano lo scorso 4 giugno, ma in una cornice sicuramente più suggestiva e più direttamente riferibile al contenuto del volumetto. Ho condotto Matteo Tollini, con interventi specifici di Francesca Malfanti, Alessandro Palchetti e Lisa Pierotti. 
È seguito un apericena nel resede dell’Antiquarium e poi - non poteva mancare - la visita guidata alla “Tecchia di Equi”… un vero sogno archeologico di una notte di mezza estate…

Antonio Bartelletti

(16 luglio 2016)


8° Workshop dei Geoparchi Italiani: risultati e prospettive
8th Workshop of Italian Geoparks: results and prospects. The need to review the format after an edition of extraordinary value…

Il Parco Nazionale del Pollino ha ospitato in modo esemplare l’8° Workshop dei Geoparchi Italiani – il primo dopo la label “Unesco Global Geoparks” – migliorando diverse prestazioni dei precedenti appuntamenti annuali, anche sulla scorta delle esperienze fino qui acquisite. Lo ha fatto con l’entusiasmo straripante di chi è entrato da poco nella Rete e di chi ha una gran desiderio di far fruttare al meglio un riconoscimento prestigioso, non ancora del tutto percepito in giro nella sua reale portata.
Tre giorni intensi, con meno tempo dedicato alle presentazioni e ai contributi a tema e più momenti riservati alla visita delle ultime più importanti realizzazioni di promozione e fruizione del patrimonio ambientale e, in particolare, geologico di questo straordinario angolo dell’Appennino meridionale.

Una full immersion anche nella vita quotidiana del Parco calabro-lucano, con incontri veri con persone intimamente coinvolte nel progetto e il contatto con espressioni culturali di primissimo valore, a cominciare dalle comunità arbëreshë (gli italo-albanesi giunti qui a seguito dell’avanzata ottomana nei Balcani, dopo il 1472).
Un Workshop che ha pure avuto una significativa visibilità mediatica, anche su media nazionali, sia per lo sforzo organizzativo del Parco, sia per la presenza di personalità e rappresentanti di istituzioni non solo locali, tra i quali: Dorina Bianchi, sottosegretario ai beni culturali e al turismo; Antonietta Rizzo, assessore all’ambiente della Calabria; Giampiero Sammuri, presidente di Federparchi e, non ultimo in ordine di importanza, Nickolas Zouros, presidente del Global Geoparks Network e della sua declinazione “regionale” europea.
Difficile trovare pecche significative o muovere appunti, perché l’impegno del Parco Nazionale del Pollino è stato encomiabile ed è riuscito sempre a supplire a quelle piccole sfasature ed inconvenienti che inevitabilmente affiorano in questi frangenti. Il riconoscimento e il ringraziamento va ovviamente al presidente Domenico Pappaterra, al direttore Giuseppe Milione e a tutto il personale del Parco impiegato nell’occasione, Corpo Forestale incluso, con una citazione finale e doverosa a Luigi Bloise ed Egidio Calabrese per la loro più diretta ed incidente responsabilità nell’iniziativa.
Se i risultati del Workshop sono stati ottimi, le prospettive per successivi e analoghi appuntamenti appaiono meno positive, per diverse e concorrenti ragioni, a meno che non si riveda la formula fino qui apprezzabile. Mantenere questo livello non è per niente facile, perché alcuni Geoparchi italiani soffrono di una debolezza strutturale congenita o da poco contratta, che non consente loro di sostenere un simile sforzo organizzativo. La scadenza annuale rischia poi di non poter più essere rispettata in futuro, non sono per ragioni economiche, ma pure per la mancanza di tempo utile da destinare alla produzione e presentazione di contributi destinabili all’attenzione del Workshop. Anche il periodo canonico di svolgimento – giugno o luglio in questo caso – sta creando problemi ed è spesso causa di defezioni, poiché va a coincidere con le settimane di massima attività dei Geoparchi e con le missioni Unesco di valutazione-rivalidazione. Indicazioni di riforma sono già state avanzate, pure dal Coordinatore nazionale Aniello Aloia, per cui va subita sostenuta ed adottata la scelta verso appuntamenti autunnali e magari – aggiungiamo noi – con cadenza biennale. 
Infine, rimane ancora irrisolto il problema di come dare conoscenza pubblica e rilievo editoriale ai contributi presentati e alle discussione affrontate durante i Workshop, altrimenti destinati ad un bacino poco più grande della stretta cerchia dei partecipanti. Si tratta di lavori meritevoli di essere diffusi oltre gli attuali limiti, soprattutto per gli spunti creativi, i suggerimenti operativi e i risultati contenuti. All’interno della Rete, già aiutano i Geoparchi nella gestione dei loro territori, ma possono ulteriormente favorire le esperienze nascenti degli Aspiring e quelle parallele delle aree protette e riserve “soltanto” naturali, dei siti archeologici, degli itinerari culturali, ecc. Da questi contributi nascono poi le convergenze e le possibili adesioni a progetti di sistema e/o di rete, su cui richiedere finanziamenti straordinari e strutturali di rilievo comunitario, nazionale e regionale. 
Rendere pubblico il nostro lavoro è anche il miglior mezzo per sostenere istituzioni ed operatori impegnati nel difficile mondo dei Geoparchi, verso cui – dall’esterno – di tanto in tanto provengono stille di invidia viscerale e di maldicenza gratuita. La label “Unesco” ha aumentato l’appeal e, di conseguenza, gli interessi e gli appetiti indicibili. 
La ribalta del Workshop sta raggiungendo una visibilità superiore a quanto noi possiamo immaginare. Durante e dopo questa ottava edizione, alcune critiche ingenerose ed infondate hanno mostrato a tutti da quale profondo abisso muove il tutto. 
Il livore gratuito dei “soliti noti” nasconde spesso il risentimento per opportunità passate o future, sperate o pretese, cosicché la sparata pubblica o l’articolo offensivo sul web hanno il sapore acre del risentimento personale, se non del ricatto ammantato da apparenti nobili intenti.

Antonio Bartelletti

(16 luglio 2016)


“ApuanGeoDay 2016”: l’iniziativa di sabato è da incorniciare... Peccato per chi non c’era…
ApuanGeoDay 2016: the event on last Saturday will remain memorable. A lost opportunity for the absentees…

 L’ApuanGeoDay ha sempre proposto iniziative interessanti e partecipate. I temi legati alle Scienze della Terra possiedono un fascino del tutto particolare, che le Alpi Apuane sanno oltre modo valorizzare.
Anche lo scorso anno a Levigliani di Stazzema – per la presentazione di due numeri della rivista “Acta Apuana” – le presenze di pubblico si sono rivelate al di sopra della media e oltre quanto fosse possibile pronosticare.
 

Questa volta le cose sono andate ancora meglio, con una grande sala quasi completa ed un’attenzione del pubblico continuata per quasi tre ore, al cospetto di interventi di sicuro livello, con fortissimi richiami alle emergenze e alle peculiarità dell’area protetta.

Certo la Geomorfologia – forse più che la Neotettonica – ha aiutato, per quel suo sapore antico e apparentemente agevole di scienza descrittiva, di antica e robusta tradizione naturalista e così fortemente legata al viaggio esplorativo. Oltre la disciplina, anche l’argomento specifico ha fatto la differenza. L’ApuanGeoDay 2016 proponeva la presentazione della Carta Geomorfologia e Neotettonica delle Alpi Apuane, a colmare una incredibile lacuna storica di produzione scientifica per un territorio tra i più amati e studiati in campo geologico (qui in senso lato). Quest’ultimo aspetto avrebbe potuto determinare, già da solo, un’incredibile spinta a partecipare, nonostante la bulimia di eventi in contemporanea e malgrado una diffusa disabitudine agli appuntamenti culturali di rigore e spessore.
Il risultato non ha dunque tradito le aspettative. Quasi in perfetto orario, ha avuto inizio il programma della manifestazione. È stato compito della dott.ssa Alessia Amorfini (Responsabile tecnico dell’Unesco Global Geopark delle Alpi Apuane) introdurre l’argomento, indicando come la pubblicazione della Carta sia un risultato eccezionale, che ha intersecato tre linee parallele di azione strategica dell’area protetta negli ultimi vent’anni: la stesura del Piano per il Parco, l’adesione alla Rete mondiale dei Geoparchi e la prevenzione degli eventi estremi dopo l’alluvione del 1996. A seguire, l’unico indirizzo di saluto è stato portato dal dott. Francesco Ceccarelli (vicepresidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana), poiché nessun rappresentante istituzionale ha preso parte all’iniziativa.
Il primo intervento in scaletta – affidato al prof. Carlo Baroni dell’Università di Pisa – ha affrontato in maniera organica e sistematica, l’incredibile repertorio di forme e depositi d’interesse geomorfologico presenti nelle Alpi Apuane. Il prof. Pierluigi Pieruccini dell’Università di Siena, ha sviluppato l’altro versante della nuova Carta – ovverosia la sezione neotettonica – con un’agevole spiegazione dei movimenti in atto di porzioni definite ed omogenee della catena montuosa, sia in sollevamento sia in abbassamento – assoluto o relativo – correlando gli stessi spostamenti di blocchi di faglia al rischio sismico particolarmente elevato in Garfagnana e Lunigiana. L’ultimo contributo è stato offerto dal prof. Pier Lorenzo Fantozzi dell’Università di Siena, che ha avuto modo di spiegare le principali scelte operate dal suo gruppo di lavoro per “vestire” e rendere più leggibile possibile la Carta Geomorfologica e Neotettonica delle Alpi Apuane.
A chiusura degli interventi, il sottoscritto non ha potuto fare a meno di rivolgere, a nome del Parco, un sentito ringraziamento ai relatori della giornata e, allo stesso tempo, autori della Carta, che hanno consentito la riuscita dell’iniziativa con la loro presenza, senza nessun onere a carico dell’ente. Identica disponibilità e motivazione che gli stessi (con i propri collaboratori) hanno sempre manifestato durante la redazione e stampa di questo nuovo strumento cartografico. Senza una simile convergenza di interessi e d’intenti il risultato non sarebbe mai stato colto, anche perché la risorsa economica del Parco si è limitata a poche migliaia di euro. 
Ultimo cenno alla disponibilità pubblica dei dati, in forma digitale, contenuti nella Carta Geomorfologica e Neotettonica delle Alpi Apuane. Da alcuni mesi, il Parco sta costruendo e verificando un proprio portale cartografico, sul modello del Geoscopio della Regione Toscana. Al termine della fase sperimentale, il portale sarà posto in linea con tutte le banche dati liberamente scaricabili, sia di questa sia di altre produzioni cartografiche.

Antonio Bartelletti

(1° giugno 2016)


“ApuanGeoDay 2016”: sarà il debutto della Carta Geomorfologica e Neotettonica delle Apuane…
ApuanGeoDay 2016: it will be the debut of the Geomorphological and Neotectonic Map of the Apuan Alps. The new scientific tool will be presented on Saturday 28th May in Seravezza by Academics from the Universities of Pisa and Siena, in collaboration with our Unesco Global Geopark...

 Finalmente le Apuane hanno la loro prima “Carta geomorfologica e neotettonica”, a ricoprire l’intero territorio del Parco e della sua area contigua, per estendersi oltre i limiti amministrativi del territorio protetto, dalla riva del mar Ligure fino alla valle del Serchio. Nonostante la loro importanza geologica e la secolare attività di studio e ricerca, questo è il primo vero prodotto cartografico dedicato alle forme della Terra che contraddistinguono il paesaggio fisico delle “Alpi” di Toscana.
La presentazione della Carta è prevista per sabato 28 maggio 2016, alle ore 9.00 presso la sala

convegni “Fontana” della Misericordia di Seravezza, in via Buonarroti, n. 260/268. Gli interventi introduttivi verranno tenuti da Alessia Amorfini (responsabile tecnico dell’Unesco Global Geopark delle Alpi Apuane) e da Francesco Ceccarelli (vicepresidente dell’Ordine dei Geologi della Toscana). Sarà dunque la volta di Carlo Baroni, con un contributo dal titolo significativo: “la carta geomorfologica delle Alpi Apuane: uno strumento di conoscenza e valorizzazione delle risorse del Parco”. Seguirà Pierluigi Pieruccini, con “Carta neotettonica delle Alpi Apuane”: l’evoluzione del paesaggio e i movimenti tettonici recenti”. L’intervento conclusivo verrà affidato a Pier Lorenzo Fantozzi, che tratterà il tema dell’organizzazione della banca dati necessaria alla redazione di questo innovativo strumento cartografico.
Il Parco/Geoparco delle Alpi Apuane – insieme ai Dipartimenti competenti delle Università di Pisa e di Siena – sono i promotori di un’iniziativa di tutto rilievo, che a va a definire un progetto di ricerca e di divulgazione partito nel lontano 2000 con la pubblicazione della Carta Geologica del medesimo territorio, in un formato editoriale del tutto simile a quella odierna.
Anche in questo caso si tratta di due fogli in formato 100 x 70 cm, con il primo dedicato alla Carta geomorfologica e neotettonica vera e propria, in scala 1:50.000, mentre il secondo è una tavola ricca di ulteriori contenuti cartografici tematici, di cui due alla scala 1:100.000 (schema neotettonico e schema delle principali emergenze geomorfologiche) e altri quattro alla scala 1:200.000 (fasce altimetriche, esposizione, reticolo di drenaggio ed elementi climatici).
La presentazione di sabato è programmata a breve distanza di tempo dalla pubblicazione delle c.d. “note illustrative” della stessa Carta, che sono recentemente apparse sul numero 38 della rivista scientifica “Geografia Fisica e Dinamica Quaternaria”. A firma di diversi docenti e ricercatori delle Università di Pisa e di Siena – Carlo Baroni, Pierluigi Pieruccini, Monica Bini, Mauro Coltorti, Pier Luigi Fantozzi, Giulia Guidobaldi, Daniele Nannini, Adriano Ribolini e Maria Cristina Salvatore – l’articolo descrive gli obiettivi del nuovo strumento cartografico, insieme ai materiali e ai metodi utilizzati per rappresentare le forme di erosione e di accumulo di diversi agenti morfogenetici. Lavoro non semplice perché il paesaggio fisico delle Alpi Apuane è la risultante di un complesso modellamento di una complessa struttura, con un ruolo predominante svolto dai corsi d’acqua superficiali, dai ghiacciai pleistocenici e dal carsismo epigeo ed ipogeo, senza dimenticare il ruolo della gravità e del crioclastismo. A complicare il disegno viene non ultima l’opera dell’uomo, di antica presenza e di profonda impronta, con i versanti incisi dai segni evidenti di una plurisecolare attività estrattiva, ben evidente anche per le discariche di detriti abbandonati lungo i versanti.

Antonio Bartelletti

(24 maggio 2016)

 

Un seminario per gli studenti di Padova su conservazione e promozione della geodiversità nelle Alpi Apuane
A workshop for the Students of the University of Padua (degree in Naturalistic Sciences) about the geodiversity protection and promotion in the Apuan Alps.

Un utile ed interessante contatto si è stabilito ieri, a Padova, con gli studenti dei Corsi di laurea in Scienze Naturali e Scienze della Natura della stessa Università. L’occasione di questo incontro è stato l’invito – raccolto con entusiasmo – a tenere un seminario sul tema “Conservazione e promozione della geodiversità: il caso del Parco Regionale delle Alpi Apuane (Apuan Alps Unesco Global Geopark)”, quale terzo appuntamento del ciclo “Parchi Nazionali e Aree protette: aspetti naturalistici, gestionali e legislativi”. L’evento si è tenuto nel complesso didattico di Biologia e Biomedicina, denominato “il fiore di Mario Botta”, dalla forma dell’edificio e dal nome del conosciuto architetto svizzero che lo ha progettato.

Una discreta presenza di studenti ha seguito il seminario, nonostante il suo valore esclusivamente culturale, disgiunto dal riconoscimento fiscale di crediti formativi. Una scelta – come ha sottolineato la coordinatrice didattica del corso, prof.ssa Gabriella Salviulo – voluta per evitare partecipazioni forzate e stimolare piuttosto la passione vera e l’interesse spontaneo verso problematiche rilevanti e nuovi campi d’interesse che potrebbero appartenere al futuro professionale prossimo degli studenti patavini.
Lungo questa falsariga è sembrato naturale e conseguente presentare alcuni argomenti innovativi e metodi di ricerca non ancora entrati a pieno titolo nei programmi d’insegnamento universitario, anche perché le loro definizioni, i temi portanti e i protocolli procedimentali si presentano oggi del tutto fluidi, così come le esperienze sul campo abbisognano di ulteriori validazioni di risultato. La prima parte dell’intervento proposto non poteva dunque non affrontare i più recenti sviluppi nelle conoscenze e il dibattito in corso in materia di geodiversità, di geositi e – ovviamente – di conservazione e promozione del patrimonio geologico, soprattutto all’interno del modello “geoparco”. Il tutto offerto in termini generali e non circoscritti al solo caso esemplare delle Alpi Apuane, con l’obiettivo di far capire agli studenti come, nello spazio abiologico, esista un’altra dimensione della Natura, del tutto corrispondente ed equivalente alla biodiversità, poiché alla stessa intimamente connessa. 
Invece, la seconda parte del seminario ha visto di scena le Alpi Apuane, con il loro Parco e Geoparco, attraverso una breve illustrazione sul significato immateriale e sul valore aggiunto che potenzialmente possiede la label “Unesco Global Geopark”, di recente acquisita. Agli studenti sono state poi ricordate e descritte le principali tappe del percorso di costruzione del Geoparco e del suo contemporaneo avvicinamento e successiva ammissione alla European and Global Geoparks Network. 
Le conclusioni dell’intervento sono state dedicate al modello di promozione territoriale che il Parco/Geoparco è riuscito a perfezionare nel corso di più di trent’anni di attività. Oggi imperniato su tre sistemi o centri strategici (Equi Terme, Bosa di Careggine e Monte Corchia) – dove si concentrano interventi, servizi ed iniziative – è stato il logico equilibrio raggiunto a conclusione di una fase parossistica iniziale, caratterizzata da opere ed azioni distribuite “a macchia di leopardo”, quasi in ogni comune e contrada dell’area protetta, molto spesso con l’obiettivo di acquisire il consenso delle popolazioni residenti e dimostrare l’utilità tangibile dell’istituzione “parco”. Il cambio di rotta si è imposto da diversi anni, a seguito della drastica riduzione delle risorse disponibili e per la necessità di definire offerte territoriali sinergiche e più complete possibili.
Al termine del seminario, le molte domande poste dagli studenti hanno fatto intuire come l’intervento possa aver destato qualche interesse e che i Naturalisti sono ormai pronti ad abbracciare i Geoparchi dopo aver stretto a sé i Parchi.

Antonio Bartelletti

(6 aprile 2016)


 
                   
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